LA MIA STORIA | Emanuela Caorsi | Consulente in Nutrizione Olistica

La mia storia

La faccio breve (insomma…), promesso!
A 20 anni inizia il mio primo problema di salute: l’amenorrea che durerà per 7 lunghi anni, con ciclo ogni tanto, quando ne aveva voglia lui.
A 23 anni, per un banalissimo mal di gola risolto poi con del blu di metilene, i medici ebbero la fantastica idea di farmi fare tre cicli di antibiotico che non smossero le mie placche di una virgola. Ecco che arrivò un super otorino a laringoiatra che, non paga, mi diede un bel ciclo di punture di antibiotici. Anche quelle non fecero nulla. Le placche erano sempre li, ma io iniziai a passarmi le notti sul water (so che non è una bella immagina. Sorry) e persi 4 kg in una settimana. Un gastroenterologo (finalmente una persona competente) mi disse che “mi era venuto un batterio nell’intestino” e…mi diede il quinto ciclo di antibiotici. Yuppy! Il batterio andò via, ma questa incompetenza e noncuranza dei medici mi distrusse completamente l’intestino e il muco nelle feci ne era la prova. Ora come ora so che quei cicli di antibiotico contribuirono notevolmente a tutti i problemi di salute che seguirono.

A 24 anni, mentre vivevo a Parigi, da un giorno all’altro, il mio intestino decise di andare in sciopero. Dopo alcuni mesi il gastronerologo che mi aveva trovato il batterio decise di farmi fare il test per vedere se fossi celiaca. Il risultato? Positivo – sia analisi del sangue che biopsia. Ma porca paletta, che sfiga!

Iniziai a sperare che un’alimentazione senza glutine potesse risolvere il mio problema della stitichezza, così come quello dell’amenorrea che durava ormai da alcuni anni, ma le cose non andarono come avrei voluto.

La svolta arrivò il giorno in cui, seguendo i consigli di una cara amica, dall’oggi al domani eliminai completamente dalla mia dieta tutti i prodotti raffinati e quelli di origine animale. Piano piano il mio intestino ricominciò a dare segni di vita -Yuppy! e, qualche tempo dopo, grazie alla serenità trovata con il mio ex, ricomparve anche il ciclo.

La vera svolta inizia nell’Agosto del 2014, a 28 anni, quando vivevo a Sydney dove lavoravo come ingegnere. Mi sentivo sempre gonfia e infastidita e sentivo di aver bisogno di un detox profondo e così, da un giorno all’altro inizio un regime raw vegan (crudista e vegano) che seguo per 8 mesi. Con il senno di poi mi rendo conto di aver fatto una stupidaggine esagerata a violentarmi di seguirla per così tanto tempo, ma ammetto che i primi 2 mesi stavo davvero bene. Mi sarei dovuta fermare li, ma quando si è testardi e si pensa di fare “la dieta migliore del mondo” non ci si ferma davanti a nulla: anche se i segnali di malessere che il mio corpo mi dava erano evidenti, io continuavo per la mia strada.

Non sapendolo, soffrivo di candida vaginale e, con il senno di poi, so che tutto quel crudo non ha fatto altro che alimentarla (il cibo crudo crea umidità nel corpo e lo raffredda e la candida essendo un fungo sta da dieci in un ambiente freddo e umido). 

Nel 2015 rientro in Italia e finalmente una ginecologa mi diagnostica la candida vaginale. Eh si perché qui si pensa ancora che la candida sia solo una cosa da donne e sia solo “lì”, peccato che invece di candida possano soffrire tutti e che i sintomi siano ben peggiori del prurito intimo. Quando la candida è così recidivante significa che è in primis nell’intestino e che le sue tossine stanno intossicando tutto il corpo: io ero depressa, nervosa, triste, sentivo di non essere io, mi sentivo fuori controllo, avevo sempre la pancia gonfia, andavo in bagno male e tanto altro ancora. Insomma, mi stava devastando.

Mi dicevano che la candida era il mio modo per tenere lontano il mio ex. Spero in cuor mio che lasciarlo (visto che non eravamo felici), risolva i miei problemi per sempre, ma non va per niente così. 

Ecco così che a Dicembre del 2016 inizia il mio lunghissimo percorso per cercare di liberarmi della canidida e tornare in me.
Durante i primi mesi sto male come non sono mai stata in tutta la mia vita: perdo peso, mi sento intossicata (la candida quando muore rilascia tossine ancora più tossiche di quanto non faccia da viva) quasi da non riuscire a connettere certi giorni. Faccio di tutto: mi imbottisco di integratori, faccio idrocolon terapia, vegatest, pannello linfocitario e chi più ne ha più ne metta. Spendo una quantità di soldi che non sto a dirvi (mi sento male solo al pensiero). 
Tutto quello che avevo vissuto mi aveva irrigidito tantissimo. Piano piano inizio a stare meglio, ma non capisco come mai la mia digestione sia sempre ko e la candida si ripresenti tutte le volte che mangio un micron di zucchero o un frutto in più.

(Qui potete leggere il mio articolo in cui racconto il mio calvario).

 

Mi decido così ad andare da un Omotossicologo che con una “macchina magica” testa tutti i batteri che ho nel mio corpo. Non vi dico tutto quello che trova se no vi spaventate, ma vi basti sapere che trova la mia appendice super infiammata (me la avevano tolta a 9 anni, peccato però che il moncherino che lasciano attaccato al cieco è rimasto infiammato fino a quel momento visto che il chirurgo si era guardato bene dal fare una biopsia per capire che cosa l’avesse infiammata – no comment) e il pancreas KO. Questi due focolai di infiammazione acuta stavano monopolizzando il mio sistema immunitario: era ovvio che ogni volta che ero un pochino più stressata (momento in cui le difese immunitarie si abbassano) o mangiavo un dolcino (se il pancreas è KO anche la produzione di insulina è rallentata) la candida facesse nuovamente capolino.

Dopo una cura a base di omeopatici e fitoterapici e qualche altro “scivolone” di salute, inizio a stare meglio e a capire cosa significhi stare bene, in un certo senso, essere “normale”. La mia vita cambia.

Come sto adesso?
Adesso posso finalmente dire si stare bene come non sono mai stata.
Mi conosco e so quali sono i miei punti deboli: so che se lavoro troppo il mio corpo mi fa capire subito che sto esagerando e così, cerco di non arrivare mai al limite.

Ora sono libera di mangiare quello che più mi fa piacere e, anche se mi sono completamente disabituata ai gusti dolci, se capita di prepararne uno con dello zucchero di cocco, lo assaggio senza più avere paura di ricadute. Sto bene e, grazie a Dio, il tanto star male descritto sopra, ormai è solo un lontano ricordo.

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