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Oggi vorrei raccontarvi qualcosina in più di me e di un libro che mi ha cambiato la vita.

Chi mi segue su Facebook sa che recentemente è finita una storia d’amore nella quale avevo creduto molto e nella quale avevo messo tutta me stessa (così come aveva fatto l’altra persona).

Le cose non andavano bene da parecchio. Non mi sentivo amata, avevo sempre paura di essere inopportuna, non mi sentivo abbastanza, mi sentivo noiosa, seria, chiedevo sempre scusa, non mi sentivo donna, non mi sentivo sexy e piangevo tanto, troppo. Insomma, ero la brutta copia di me stessa.

Poi mi sono decisa a comprare “You can heal your life” (Puoi guarire la tua vita) di Luise Hay*. Leggerlo era per me un conforto, una coccola.

Luise Hay insegna a capire come la nostra vita venga tutta filtrata attraverso i nostri occhi e i nostri preconcetti. Se noi pensiamo una cosa, la nostra vita andrà in quella direzione.

Noi siamo gli unici padroni dei nostri pensieri e, quindi, della nostra vita.

 

“Quello che pensiamo di noi stessi diventa vero per noi. Credo che ognuno, me stessa incslusa, sia responsabile di tutto ciò che accade nella propria vita, sia le cose belle che quelle brutte. Ogni pensiero che pensiamo sta creando il nostro futuro. Ognuno di noi crea le proprie esperienze con i propri pensieri e le proprie sensazioni. I pensieri che pensiamo e le parole che diciamo creano le nostre esperienze.”          Luise Hay

 

Per troppo tempo i miei pensieri erano stati negativi e il mio amore per me stessa è andato a farsi friggere.

Un’altra cosa bellissima che insegna Luise Hay sono le “affirmations” (affermazioni): se noi ripetiamo costantemente un’affermazione a noi stessi, dopo un po’ iniziamo a crederci e diventa parte delle nostre cellule: diventa parte di noi.

Avevo bisogno di riconnettermi con me stessa e di accettarmi così come sono, con i miei pregi e i miei difetti –che ultimamente erano l’unica cosa che vedevo.

Ho passato il mese in California a ripetermi “Io mi amo e mi accetto così come sono”. Quando a yoga stavo per parecchio tempo in una posizione, tra un uggiai e l’altro (chi pratica yoga mi capisce!),  “io mi amo e mi accetto” era il mio mantra: me lo ripetevo allo sfinimento e mi aiutava a sentirmi più leggera.

Dopo un mese ho iniziato a crederci: ho capito che io so essere molto di più della persona che mi ero fissata di essere per tanto –troppo- tempo e che non era più tempo per me di umiliarmi con quei brutti pensieri. 

Nessuno ha colpe. So che i se e i ma non portano mai a nulla. Semplicemente non era tempo per noi. Magari ci ritroveremo quando sarà il nostro tempo e allora sarà il sogno che entrambi abbiamo sperato di vivere insieme.

 

“Dove sei è esattamente dove hai bisogno di essere. Abbi fiducia nelle tempistiche della tua vita.”          Marie Forleo

 

Posso aggiungere una cosa?!

Non mi sembra neppure di essere stata io a scrivere questo post, o quantomeno la me di qualche anno fa. Questo percorso alla scoperta di me stessa mi sta aiutando a trovare una serenità che non ho mai pensato potesse esistere dentro di me. Il viaggio è ancora lunga, ma… “I’m getting there” (ci sto arivando).

Con affetto,

Emanuela 

(*) Qui trovate una versione in pdf del libro di Luise Hay. Manca però la parte finale con l’associazione tra pensiero e malattia, che trovo estremamente interessante.

 

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